Torna anche quest’anno l’appuntamento con la solidarietà targato “The Italian Miss Alternative”. Ancora una volta gli irsuti giovanotti della Maison du Casserau salgono in passerella, con l’estro che Stefano Casagrande, padre della manifestazione, seppe modellare sin dalla prima edizione, ormai dodici anni fa. Sotto i riflettori uno sfogo di creatività e protagonismo, che rielabora le materie prime più disparate trasformandole in abiti/messaggi ironici e irriverenti.
“Non siamo pronte” il tema scelto dalla Maison quest’anno per ispirare l’improbabile collezione. Occhi puntati quindi sul Partito Democratico, meta di molti ma non di tutti, sullo stato laico, sui Pacs che non ci sono, come sui tanti piccoli limiti della quotidianità. Le modelle in concorso (18 quest’anno) si contenderanno scettro e corona al tenzone dell’alta moda, non sfiorandola nemmeno lontanamente ma regalando alla platea un’oasi di sfrontata ilarità. La fascia della “Miss” verrà assegnata da una giuria di “testimonials”, nomi dello spettacolo, della cultura, del giornalismo, amiche e amici che hanno accolto l’invito a trascorrere una serata “alternative” all’insegna della solidarietà. E per ora hanno aderito, tra gli altri, l’attrice Alessandra di Sanzio, la cantautrice Pia, lo scrittore Ivan Cotroneo, l’attrice e scrittrice Maruska Albertazzi, i “mitici” Krisma, il performer e producer Sergio Wow, la regista e scrittrice Cinzia Bomoll, l’hair designer Orea Malià, lo stilista Andrew MacKenzie. A scandire il passo del defilée una valente squadra di mattatori, a partire dalla storica Agònia, alla quale si alterneranno le attrici Tita Ruggeri e Clelia Sedda e l’inossidabile voce dell’echoes club di Misano Adriatico Maurizio Monti. Ciliegine sulla torta tre performance canore rigorosamente in drag, a cura di Abbietta MacCallan, Brenda Broadway e Manuel Mensà.
Ma Miss Alternative è soprattutto un’occasione per riflettere su un tema importante, che anche la ragione della sua esistenza. Gli entroiti dello spettacolo sono infatti interamente devoluti a quattro realtà che nel tessuto cittadino offrono il proprio impegno per la lotta all’Aids (LILA- Lega Italiana per la Lotta all’Aids, M.I.T, Movimento Identità Transessuali, IDA, Iniziativa Donne AIDS e Progetti Salute Cassero). Le quattro associazioni, proprio come le modelle in passerella, hanno fatto proprio il tema del defilée e hanno relizzato delle “pins” che verranno distribuite tra il pubblico, ciascuna assieme a un preservativo.
A reginetta incoronata si aprono le danze: ospite d’eccezione alla consolle dl Link Abe Duque dj, uno dei personaggi legati all'underground internazionale che meglio si sta distinguendo negli ultimi anni. Dopo aver prodotto l'album di Dj Hell intitolato "N.Y. Muscle" ed aver attivamente partecipato alla realizzazione del remix di "Let's Get Ill" di P.Diddy, Abe ritorna ha prodotto l’album "So Underground It Hurts", uscito sull'International Deejay Gigolo. Parallelamente ha proseguito la sua attività di remixer che l'ha portato a rielaborare pezzi dei Silicon Soul, Tim Wright, Miss Kittin e The Chemical Brothers con la hit “Galvanize”. Riscalderà la pista il groove elettronico di Sakè dj, mentre il gran finale sarà affidato alla rinomata arte minimale di Flavio Vecchi. A impreziosire il party, inoltre, l’intervento spettacolare di Gae, performer storica del cocoricò di Riccione.
Quest’anno Miss Alternative ha anche un prologo in zona aperitivo. Alle 19.30 infatti nel giardino del Cassero, in via Don Minzoni 18, tartine e prosecco saranno accompagnati dalla selezione di Flavio Vecchi. Dalle 21,30, poi, un servizio di navette gratuito permetterà da lì di raggiungere il Link.
Il prezzo del biglietto di ingresso è di 15 euro per la poltrona numerata e di 10 euro per il posto in piedi. Entrambe le soluzioni comprendono spettacolo + party. Per le prevendite rivolgersi al Cassero, in via Don Minzoni 18. (tel 051/6494416) All’ingresso verrà richiesta una tessera Arcigay o Link.
Dopo vent’anni è davvero difficile trovare nuove parole da dire, nuove frasi da scrivere, nuovi slongan da proporre. Pensando a questa pandemia vi abbiamo parlato di prevenzione, di cure, di diritti, di assenza dello stato e delle istituzioni, di dolore e di gioia, di vita e di speranza. Oggi vorremmo parlarvi di sessualità, della sessualità delle persone che hanno contratto il virus HIV e che per frettolosità linguistica chiamiamo “sieropositivi”, dando per scontato che siano persone.
Vogliamo parlarvi della sessualità di queste persone perché è il grande rimosso all’interno di questa pandemia. Oggi vogliamo parlarvi delle fatiche e delle difficoltà che devono affrontare le persone sieropositive che vogliono fare sesso. Di come il percepirsi potenzialmente pericolose per la salute altrui possa produrre, unita al rimando di conferma che arriva dal contesto di relazioni, una serie di progressivi dubbi e perplessità tali da rendere la loro sessualità un elemento ansiogeno e, quindi, un desiderio da rimuovere.
Dirlo o non dirlo, farsi fare una pompa o farsi leccare senza preservativo o protezione; proporre il preservativo, sperare che la relazione non continui per non essere costretti a introdurre la parola virus, sentire tutto il peso della responsabilità che l'altra persona ti consegna, seppure in un perfetto silenzio... Un silenzio che sembra voler dire: Non sono pronto.
Qualità della vita diciamo, riferendoci ai farmaci e ai loro effetti collaterali, ma come può esserci qualità della vita se la sessualità resta esclusa dalla vita stessa? Non è facile fare prevenzione per una persona sieropositiva, se nessuno intorno a lei la fa.
Il desiderio sessuale in queste situazioni se emerge è immediatamente rimandato al mittente. È un intruso che rischia di far del male e creare ulteriori complicazioni, è meglio soffocarlo sul nascere. Non si passa nemmeno ai tentativi di proporsi nella ricerca di un possibile partner. Se la sieropositività è l'incudine, il martello è lo stigma sociale che ancora oggi accompagna la malattia. Il martello è prodotto dal fatto che noi “non siamo pronti”.
Grazie alle terapie antiretrovirali, oggi molte persone malate stanno decisamente meglio. Si sono riprese, hanno ripreso forza e vigore e sono tornate vitali. Ma in queste situazioni, quando il desiderio sessuale è presente e si fa sentire, come riesce a coniugarsi con la relazione con i sieronegativi? Bisogna dichiararsi come persone sieropositive al proprio partner, ed essendo riconosciute come tale bisogna vestire il profilattico o proporlo, perché dall’altra parte, nonostante siano passati più di vent’anni, non sono pronti ad usarlo sempre.
Nel gestire tutto ciò bisogna anche fare i conti con un senso di colpa latente che anticipa, accompagna e segue l'atto sessuale, perché c'è sempre la paura di infettare l'altro e tutto ciò costituisce una pesante interferenza nella propria capacità relazionale, nel proporsi in una situazione di intimità che dovrebbe essere di gioia ma che si trasforma, spesso, in faticosa ansia. La normalizzazione dell'AIDS, dovuta al relativo successo della cura, non è ancora divenuta oggi normalizzazione dello stigma della malattia e su questo ritardo si crea una sofferenza aggiuntiva. Forse noi non ci sentiamo siamo pronti, ma abbiamo l’obbligo di non perdere altro tempo.
Dobbiamo dare di più e riconoscere il diritto delle persone sieropositive ad avere di più.